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Le loro origini risalgono in genere ai primi decenni del XVII secolo, epoca di massima fioritura delle dimore gentilizie extraurbane, che, studiate per potersi armonizzare nel paesaggio circostante, diventano meta di ritrovi campestri e di battute di caccia, principali svaghi dell'aristocrazia lombarda.
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Villa Valera - Arese
Il complesso, in ottimo stato, strettamente connesso con l'antico nucleo della frazione “Valera”, risale alla prima metà del ‘700, rimanendo fondamentalmente inalterato lungo i secoli e conservando così il suo aspetto originario, che contrasta visibilmente con il fronte compatto dei capannoni Alfa Romeo che la circondano. Risulta composto da una villa a doppia corte, un giardino d'ingresso, un giardino principale e un parco: il fabbricato è circondato dall'area verde su tre lati, mentre il lato nord confina con il nucleo di Valera. I giardini sono ricchi di fontane, vasi, statue ed elementi di arredo (tra cui un sarcofago e altri resti di origine etrusca), di una grotta sotterranea e di un particolare coffee house in stile neo-moresco con interessanti mosaici di ciottoli. Di proprietà Lattuada Settala fino al 1811 quando con tutto il complesso agricolo passò alla famiglia Marietti, durante l'ultima guerra la villa fu acquistata dalla famiglia Ricotti che ne è l'attuale proprietaria e la abita. E' visitabile in occasioni di eventi culturali di notevole interesse. Il borgo, anche se alterato da discutibili interventi degli anni '60, conserva ancora numerosi angoli ricchi di suggestioni.
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Villa Borromeo - Senago
Nel 1630 il cardinale Federico Borromeo acquistò a Senago un modesto castello che si poteva considerare quasi una cascina. Alla sua morte la proprietà passò a Giulio Cesare Borromeo che ampliò il parco. Alla fine del ‘600 Gilberto IV Borromeo effettuò sostanziali interventi di trasformazione, sia della struttura sia del parco, su progetto probabilmente di Filippo Cagnola. L'ultimo importante restauro fu curato dagli architetti Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi dopo la II guerra mondiale.
La villa, situata sulla sommità di un'altura boscata, si rifà al barocco lombardo e si presenta come un elegante complesso monumentale. Il grande parco che circonda la villa, anche se nei vari interventi di recupero è stato in parte alterato e ridimensionato, ospita esemplari arborei di notevoli dimensioni e di diverse specie (cedri deodora, cedri del Libano, abeti, pini, tassi, magnolie, ippocastani, faggi, liriodendri, bagolari, carpini, aceri, querce, robinie…) impiantati in gruppi o isolati o in viali.
La villa è stata di proprietà della famiglia Borromeo fino al 1982, quando venne acquistata da una Società per insediarvi la Fondazione Armando Verdiglione. E' così tornata ad essere un Centro Studi e Seminari culturali. Monumento nazionale, accoglie opere di grande valore e un museo, sede permanente di opere d'arte e di oggetti preziosi provenienti da tutto il mondo.
E' visitabile su prenotazione.
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Villa Mirabello - Lentate
Notevole è l'impatto visivo di Villa Mirabello, posta in posizione panoramica ad ovest della Strada statale dei Giovi. Fatta erigere come dimora estiva nel 1756 da Gabriele Verri, padre dell'illuminista Pietro Verri, il “Mirabello” fu frequentato da scrittori e poeti, tra cui Giuseppe Parini e Alessandro Manzoni, che amavano la tranquillità del luogo. Fautori di innovazioni tecnologiche e sperimentazioni agrarie, i Verri potenziarono nella zona l'allevamento del baco da seta. L'edificio fu collegato ad una cascina, di recente ristrutturata, quando i successivi proprietari, Pietro Cairati e Cipriano Odazio, industriali della seta vi impiantarono una filanda, e in seguito Eugenio Villoresi, artefice dell'omonimo canale, anche un reparto di tessitura, rimasti in funzione fino al 1918.
La villa ha conservato l'originario assetto architettonico con la sua caratteristica torretta belvedere e la ciminiera della filanda. La struttura, semplice ed elegante, è circondata da un giardino novecentesco caratterizzato da vialetti in ghiaia che lo ripartiscono in settori regolari e da aiuole, contenenti arbusti da fiore e alte conifere.
La villa è usufruita come residenza privata.
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Villa Raimondi - Birago di Lentate
Maestosa villa, domina con la sua imponente facciata la Comasina. Sorse nel 1630 circa a cura del Marchese Casnedi che affidò il progetto all'architetto Pier Francesco Cantoni. La sua storia si intreccia con il Risorgimento italiano, dopo che nel 1803 ne entrarono in possesso i marchesi Raimondi di Como, ferventi patrioti. Occupata per sette anni dalle truppe austriache del generale Giulay dopo il fallimento della prima guerra di indipendenza (1848-1849), ne subì le conseguenze di distruzione e devastazione. Tornati a Birago nel 1859, i Raimondi ripararono i danni, ma non riuscirono a riportare la villa alla precedente magnificenza. Superate varie vicissitudini, attualmente la villa è proprietà privata.
L'edificio è strutturato con due corpi a U, aperti rispettivamente verso le Groane a Occidente e verso il giardino. Il portico al centro del corpo mediano mette in comunicazione le due porzioni di giardino; uno scalone barocco dal portico porta al piano superiore per quattro rampe. Splendidi gli affreschi parietali al primo e al secondo piano del corpo centrale, anteriori al 1740, attribuiti a discepoli del Tiepolo. Del bellissimo parco secentesco all'italiana non rimane l'impianto estremamente elaborato con le terrazze digradanti, scalinate scenografiche, un'ampia esedra, un bacino idrico che alimentava fontane e giochi d'acqua, un roccolo e una zona per l'uccellagione. Ciononostante il giardino appare ben curato, ricco di aiuole, contornato da particolari architetture rustiche, gruppi statuari a soggetto mitologico, alberi rari.
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Villa Arconati - Castellazzo di Bollate
Il complesso di Castellazzo nel Parco delle Groane rappresenta una struttura unica nel milanese, circondata da estesi boschi, brughiere, campi agricoli. La Villa Arconati appare come un'immagine da favola a chi percorre la Strada Statale Varesina tra Garbagnate e Bollate per poi raggiungerla per il Viale dei Leoni, un maestoso viale alberato con filari di Carpinus Betulus. Appartenuta per quasi due secoli, il Seicento e il Settecento, alla nobile famiglia degli Arconati che attraverso notevoli investimenti resero il Castellazzo una delle “Ville di Delizie” del territorio di Milano più ricche e prestigiose, dopo varie vicissitudini, alla morte dell'ultima proprietaria, la marchesa Beatrice Crivelli è da alcuni anni di proprietà di una immobiliare.
La Villa, splendido esempio di barocchetto lombardo, si sviluppò nel ‘600 intorno ad un nucleo più antico, ma ebbe la sua sistemazione definitiva a metà del 1700 su disegno dell'architetto Giovanni Ruggeri che al nucleo esistente, originariamente a pianta a U, con portico aperto verso il retrostante giardino, annetté il corpo sud-ovest: l'edificio padronale raggiunse così l'attuale conformazione con schema planimetrico ad H. E' quasi impossibile elencare in un breve spazio le immense ricchezze di oggetti d'arte, libri, manoscritti, spartiti musicali, mobili in gran parte venduti, dispersi o trafugati. Ricordiamo solo il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, ora alla Biblioteca Ambrosiana o i bassorilievi del monumento funebre a Gaston de Foix scolpiti da Agostino Busti, detto il Bambaja, ora ai Musei Civici del Castello Sforzesco di Milano.
Ma a Castellazzo si possono ancora ammirare alcune attrattive, quali la statua di Pompeo Magno, alta circa 3 metri e mezzo, sotto la quale potrebbe essere stato pugnalato Giulio Cesare, e il grande salone “da parata” dipinto dai fratelli Galliari con scene mitologiche.
Ma uno dei vanti del Castellazzo sono i giardini di notevole pregio architettonico, uno dei rari esempi in Italia di giardino alla francese. Si sviluppano a sud e ad est dell'edificio principale. Di impianto formale, sono organizzati su tre assi prospettici principali da cui si dipartono gli assi diagonali minori. Carpinate, berceaux, fontane e vasche arricchiscono e completano il sito che presenta frequenti episodi di edifici di arredo come le orangeries, la voliera, il teatro di Diana e quello di Pompeo. E' accessibile fra fine giugno e luglio, in occasione Festival di Villa Arconati, che propone numerosi concerti musicali e attrae un folto pubblico con enorme successo.
Purtroppo la Villa, monumento nazionale, ha sofferto in tempi recenti di sottoutilizzo e necessita di urgenti restauri.
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Villa Ponti - Senago
La villa, di proprietà privata, in stile neogotico è circondata da un vasto parco, in mezzo al quale sopravvivono i ruderi di una torre di epoca viscontea. |
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Villa Palazzetta o degli occhi - Senago
Di origine settecentesca, è stata radicalmente trasformata. La dimora residenziale è dotata di una torre belvedere che si affaccia su un suggestivo parco. Attualmente sono in corso lavori di restauro.
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Villa Dhò - Seveso
La più “giovane” tra le ville finora prese in considerazione, la villa Dhò, dal nome dell'ultimo proprietario viene anche chiamata la Petitosa o Maiocca, dal nome di chi la realizzò nei primi anni dell'800. Attualmente la Villa Dhò è di proprietà del Comune di Seveso, che ha dato in comodato gratuito sia il parco, adibito a percorso vita, che il complesso abitativo all'associazione Natur& onlus, associazione d'impresa nata in seno al Circolo Legambiente.
Situata in un punto panoramico sull'altopiano di Seveso, vicino alla via Comasina (Statale dei Giovi), si presenta come edificio lineare sviluppato su due piani con torretta belvedere sormontata da balaustra in ferro battuto, con merli di tipo ghibellino a coda di rondine, mentre la facciata principale è di stile neoclassico con numerose finestre e tre porte finestre rivolte verso il parco.
A sud della villa si estende il vasto parco, caratterizzato da una radura centrale circondata da gruppi arborei disposti a formare delle quinte vegetali ad andamento curvilineo. A sud, al limite della macchia boschiva che chiude il sito si conservano l'impianto vegetale di un antico roccolo per la caccia, caratterizzato da gallerie di Carpinus betulus. Il parco è aperto al pubblico e ben arredato. Nel centro della “Petitosa” si organizzano numerose attività sia per i ragazzi sia per gli anziani.
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