Una trentina di partecipanti al corso organizzato dal Parco delle Groane e della Brughiera Briantea. Dalla teoria all’uscita sul campo per imparare a riconoscere impronte, tane, nidi ed altri segni della fauna selvatica.
Imparare a leggere il bosco come un grande libro aperto, dove ogni impronta, ogni piuma e ogni segno raccontano una storia. È stato questo l’obiettivo del corso di riconoscimento delle tracce animali “Detective della natura”, che ha registrato una bella partecipazione lo scorso fine settimana coinvolgendo cittadini, Guardie ecologiche volontarie, guide ambientali escursionistiche Aigae, insegnanti e studenti delle scuole del territorio del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea.
Una trentina i partecipanti che hanno preso parte all’iniziativa, articolata in due momenti distinti ma complementari. Venerdì sera il salone del Centro Parco Polveriera di Solaro ha ospitato la parte teorica, mentre sabato pomeriggio il gruppo si è trasferito nei boschi attorno alla sede dell’ente per un’esperienza diretta sul campo, alla ricerca delle tracce lasciate dagli animali selvatici.
A guidare il percorso è stato Claudio Persichini, naturalista e guida ambientale escursionistica Aigae che da anni collabora con il Parco nelle attività di educazione ambientale. Attraverso spiegazioni, esempi pratici e osservazioni sul terreno, Persichini ha accompagnato i partecipanti alla scoperta di quel patrimonio di indizi che spesso passa inosservato agli occhi dei frequentatori del bosco.
Le prime osservazioni hanno riguardato le impronte, uno degli strumenti più importanti per riconoscere la presenza della fauna selvatica. Tra le tracce rinvenute figurano le impronte di volpe e quelle di tasso, spesso ben distinguibili per dimensioni e conformazione. Particolarmente interessante il confronto tra le impronte di volpe e le più grandi impronte di tasso rinvenute nello stesso tratto di percorso. Non è mancata nemmeno l’osservazione di un’impronta di cane, utile per comprendere le differenze tra gli animali domestici e quelli selvatici.
La presenza degli animali può essere rilevata anche attraverso gli escrementi. Durante l’escursione è stata osservata una fatta di insettivoro contenente resti di insetti e semi, preziosa per comprendere la dieta dell’animale. Sono stati inoltre individuati una fatta di volpe disgregata dalla pioggia e un residuo di fatta di volpe, testimonianze che raccontano il passaggio del predatore anche quando questo non viene avvistato direttamente.
Grande attenzione è stata dedicata anche alle “case” degli animali. Tra le osservazioni più interessanti figura l’ingresso di una tana di topo selvatico o di arvicola. I partecipanti hanno potuto apprendere le differenze tra questi piccoli mammiferi: il topo selvatico presenta forme più slanciate e una coda lunga, mentre l’arvicola, nota anche come topo campagnolo, ha una corporatura più tozza e compatta, simile a quella di un piccolo criceto.
Tra le strutture osservate nel bosco anche un nido di colombaccio, esempio delle numerose specie di uccelli che popolano il territorio del Parco. Non sono mancati i segni lasciati dagli animali che vivono sotto terra, come i caratteristici mucchietti di terra prodotti dall’attività delle talpe, facilmente riconoscibili anche da chi frequenta abitualmente prati e radure.
Particolarmente suggestivi sono risultati i fori realizzati da un picchio nero sul tronco di una betulla. Veri e propri segni di lavorazione naturale, testimoniano la ricerca di insetti nel legno o la preparazione di cavità che possono successivamente essere utilizzate anche da altre specie.
Il percorso ha permesso inoltre di soffermarsi su altri elementi della biodiversità del Parco. Nel prato sono state osservate le api mentre si spostavano di fiore in fiore, ricordando il ruolo fondamentale degli insetti impollinatori per gli ecosistemi naturali.
Tra i reperti raccolti e analizzati figura anche una galla di quercia, chiamata anche cecidio. A prima vista potrebbe sembrare un frutto, ma in realtà si tratta di un’escrescenza prodotta dalla pianta come risposta alla puntura di un insetto, generalmente una piccola vespa appartenente alla famiglia dei Cinipidi, che deposita le proprie uova nei tessuti vegetali. Una curiosità naturale che ha suscitato grande interesse tra i partecipanti.
L’iniziativa dedicata alle scuole è stata realizzata nell’ambito del progetto dedicato al mondo della scuola “Sistema Parchi e Territorio: una scuola a cielo aperto”, con il contributo di Regione Lombardia. Un’opportunità gratuita che ha permesso ai partecipanti di acquisire nuove conoscenze e sviluppare uno sguardo diverso sull’ambiente naturale, imparando a riconoscere quei piccoli dettagli che raccontano la presenza e le abitudini degli animali che abitano i boschi del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea.
Ringraziamo le nostre Gev Tiziana Parente e Pietro Banfi oltre al nostro volontario del Servizio Civile, Ivan per le fotografie oltre ovviamente alla guida Aigae e naturalista Claudio Persichini per la spiegazione e l’aiuto nelle didascalie.











































